Visitare Bologna: Arte Fiera 2023 ed i progetti in città

Arte Fiera Bologna è giunta alla sua 46esima edizione: la fiera di settore più longeva a livello nazionale quest’anno ci accoglierà con un programma ricco di eventi, nuovi spazi comuni a cura dell’architetto Mario Cucinella ed una variegata offerta culinaria che vede coinvolti importanti nomi del settore enogastronomico locale.

Con la curatela di Simone Menegoi, l’evento avrà luogo dal 3 al 5 febbraio 2023 presso i padiglioni 25 e 26 di BolognaFiere.

Sono oltre 140 gli espositori che parteciperanno alla Main Section, la quale spazierà dal Moderno e dall’arte post-bellica fino al contemporaneo, con un forte accento sull’arte italiana: includerà il format Percorso, un itinerario che collega alcuni stand secondo un criterio tematico che vede protagonista la ceramica, cui si affiancheranno tre ulteriori sezioni curate su invito, ovvero Fotografia e Immagini in Movimento, Pittura XXI e Multipli.

In collaborazione con Fondazione Furla, Arte Fiera lancerà un programma interamente incentrato sulla performance, tra le forme creative protagoniste di questa edizione: a inaugurare il nuovo focus sarà il collettivo israeliano Public Movement, Fondato nel 2006 da Omer Krieger e Dana Yahalomi e condotto, a partire dal 2011, dalla sola Yahalomi.

Il gruppo presenterà Rescue, ossia un lavoro già presentato al Tel Aviv Museum nel 2015 che coniuga installazione, performance e coreografia nell’elaborazione poetica del trauma causato da drammi presenti e passati. Si tratta di una “danza politica” che vede cinque componenti del gruppo eseguire una serie di movimenti che hanno studiato e imparato attraverso l’addestramento con addetti alle operazioni di soccorso in Israele e in Europa: lo scenario è difatti quello di un imponente cumulo di macerie di cemento, evocazione di un crollo di cui non conosciamo l’origine e che potrebbe essere una catastrofe naturale, un attentato o un evento bellico.

In concomitanza con Arte Fiera ritorna l’undicesima edizione di Art City Bologna, ovvero il programma di mostre, iniziative artistiche ed eventi promosso dal Comune di Bologna ed affidata per il sesto anno alla direzione di Lorenzo Balbi: sabato 4 febbraio ci attenderà la Art City White Night, che vedrà l’apertura straordinaria fino alle ore 24 di numerose sedi del circuito Art City Bologna, oltre che di gallerie, spazi espositivi, palazzi storici e negozi.

Oltre a conoscere l’ampia proposta di quelle che sono le più innovative pratiche artistiche del contemporaneo, avremo l’imperdibile occasione di vivere appieno Bologna ed il suo ricco calendario di rassegne, installazioni, talk ed incontri, evidenza di una città in fermento artistico ed avvolta in un’atmosfera effervescente ed immersiva.

 


JR torna a Milano con un progetto di arte partecipata

Milano riapre le porte a JR, con un’installazione che ricopre le facciate del Museo del Novecento in Piazza Duomo: il mezzo privilegiato è un mosaico di mille ritratti fotografici in bianco e nero che hanno coinvolto gli anziani ospiti di quaranta RSA italiane e che saranno affissi dal 31 gennaio al 14 febbraio 2023.

Lo street artist francese porta il suo progetto Inside Out nel capoluogo lombardo, con un nuovo capitolo intitolato Ora tocca a voi. Tra gli obiettivi di questa nuova edizione vi è in particolare quello di dare voce agli anziani – all’indomani di una pagina di storia segnata da un duro periodo di isolamento legato all’emergenza pandemica – e sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza del loro ruolo e del confronto tra le diverse generazioni.

L’intervento si inserisce nel più ampio progetto di arte partecipativa, già avviato nel 2011, che consente alle persone di tutto il mondo di farsi fotografare per promuovere la riflessione inerente a tematiche animanti il dibattito pubblico contemporaneo: diversità, razzismo, istruzione, diritti, violenza di genere, cambiamento climatico, sono alcuni dei temi sociali affrontati. Negli ultimi dieci anni quasi mezzo milione di persone hanno già condiviso la propria esperienza, trasformata in arte pubblica che si è poi concretizzata in vere e proprie azioni di sostegno collettivo.

 


ART CITY bologna 2023: inaugura la personale di Quayola

Venerdì 3 febbraio CUBO Museo d’impresa del gruppo Unipol presenta Ways of Seeing, la personale di Quayola allestita in Torre Unipol a Bologna, che sarà possibile visitare fino al 31 maggio 2023.

Storms, cuore del progetto espositivo affidato alla curatela di Federica Patti, è una serie di video ad ultra-high definition e stampe digitali che approfondisce la sua ricerca sulla pittura di paesaggio, esplorandone la sostanza pittorica attraverso tecnologie avanzate, richiamando ed omaggiando le celebri tempeste su tela di William Turner.

L’artista, oggi uno dei maggiori esponenti della media-art a livello internazionale, acquisisce il dataset dalle riprese dal vero, per poi rielaborarlo attraverso un processo di game engine: grazie all'utilizzo di custom-software e di algoritmi per l’analisi delle immagini e la manipolazione dei dati, il lavoro di Quayola dissolve, altera, disgrega e trascende la descrizione del paesaggio, per restituirne una rappresentazione che vira verso l'astrazione delle forme.

La progressiva evoluzione tecnologica in atto genera lo sviluppo di nuovi linguaggi artistici e comunicativi e di nuove modalità di fruizione delle opere, sempre più coinvolgenti e dotate di una potenza espressiva senza precedenti: in Storms la forza dirompente della natura catturata en plein air sulle coste della Cornovaglia si integra al digitale, in una concatenazione di onde che mette in luce la paradossale somiglianza tra le due realtà, divenute complici indistinguibili.

Lo spettatore, immerso in uno spazio espositivo completamente rinnovato e che sfrutta la luce naturale del venticinquesimo piano della Torre, si trova così a vivere l’esperienza romantica del sublime nella contemplazione della potenza e del fascino seduttore di universi mutevoli come l’arte, la natura e la tecnologia, di fronte ai quali esperisce impotenza e sopraffazione.

 


Gli accorgimenti da adottare nell’acquisto di un’opera d’arte

Prima di acquistare un’opera d’arte è opportuno effettuare un’approfondita due diligence, in modo da escludere, o quanto meno limitare, i rischi che si potrebbero correre.
Giacché sussistono principi di carattere legale e fiscale, che vanno attentamente approfonditi, si tratta di un procedimento che viene normalmente demandato ai consulenti per ricercare ed approfondire le informazioni relative all’opera, al fine di individuare le eventuali criticità e valutarne la convenienza all’acquisto.

Innanzitutto occorre disporre di informazioni attendibili sull’originaria attribuzione, sulle caratteristiche dell’opera, la tecnica adottata nella sua realizzazione, il nome dell’autore, il titolo, le dimensioni ed il periodo di esecuzione. A corredo dell’opera è sempre opportuno richiedere inoltre un condition report, ovvero uno studio tecnico che ricostruisca lo stato di conservazione, che attesti se l’opera ha subito dei restauri nel tempo e se i materiali che la compongono sono tutti originali. È opportuno anche individuare i precedenti proprietari, se è stata oggetto in passato di eventuali esportazioni o importazioni, così come le esposizioni o le pubblicazioni in cui sia stata citata o rappresentata.
Altro documento fondamentale è il certificato di autenticità che normalmente viene rilasciato dall’artista, oppure dall’archivio della fondazione dell’artista, se non più vivente. Si tratta di un attestato di primaria importanza poiché ogni opera d’arte, oltre a possedere un connaturato valore estetico, ha una sua precisa valenza economica che impone all’investitore un approccio di prudenza, essenziale anche nell’ottica di una successiva rivendita.
Si sono verificati diversi casi in cui un’opera d’arte acquistata fosse risultata non autentica a seguito di una successiva expertise condotta dall’archivio dell’artista.

Per quanto concerne gli aspetti legali, occorre accertarsi che il venditore sia il legittimo proprietario dell’opera d’arte attraverso un’approfondita verifica documentale: solo l’accertamento della titolarità ne consente la vendita legittima. Bisogna inoltre verificare se l’opera in questione sia soggetta alla legge sul diritto d’autore come opera dell’ingegno, oppure al codice dei beni culturali in quanto ne potrebbe essere vincolata l’esportazione.
Se infatti si manifestasse la necessità di esportare definitivamente un’opera d’arte acquistata in Italia, bisognerebbe fare attenzione nel caso in cui si trattasse di un bene culturale, poiché l’opera sarebbe salvaguardata dall’ordinamento in quanto testimonianza di civiltà e dunque le si applicherebbero i vincoli all’esportazione previsti per questa tipologia di beni (cfr. “Backstage One Stop Art - L'esportazione delle opere d'arte: intervista a Marco Giampieretti”).

Pertanto, solo al termine di un’accurata due diligence sarà possibile prevedere gli opportuni termini e condizioni della compravendita, adottando sempre gli adeguati strumenti di garanzia che di norma vengono adottati in queste circostanze.

 


Umberto Zagarese è relatore della serata del Rotary Club Treviso Nord

Lunedì 16 gennaio 2023 si è tenuto un incontro del Rotary Club Treviso Nord presso 21 Gallery di Villorba. Umberto Zagarese, socio di One Stop Art, è stato relatore della serata con un intervento dal titolo “Ogni periodo storico esprime la propria arte: interpretare l’arte contemporanea richiede grande sensibilità per ciò che accade oggi nel mondo”. In particolare, dopo un excursus storico sui principali movimenti e periodi artistici che hanno caratterizzato gli ultimi quattro secoli, il relatore ha commentato quattro opere d'arte che hanno caratterizzato i principali movimenti dell'arte moderna internazionale, illustrando ai presenti quali sono gli elementi da tenere in considerazione nell’interpretazione e valutazione di un’opera d’arte contemporanea in base alla sua esperienza di collezionista e di art advisor. Ha inoltre informato gli ospiti della serata su quali informazioni il potenziale acquirente debba richiedere al venditore per poter effettuare un'accurata due diligence dell'opera d'arte (cfr. "Gli accorgimenti da adottare nell’acquisto di un’opera d’arte") ed infine si è discusso se l'acquisto di un'opera d'arte debba essere effettuato affidandosi al proprio istinto oppure seguendo criteri di razionalità.

 


Padova in viaggio tra Medioevo e Contemporaneità: com'è riuscito l'uomo a trarre in inganno l'occhio nei secoli?

In occasione della ricorrenza degli 800 anni dalla fondazione dell’Università degli Studi di Padova, Fondazione Cariparo e l’Ateneo hanno allestito a Palazzo del Monte di Pietà la nuova mostra L’occhio in gioco. Percezioni, impressioni e illusioni nell’arte dal Medioevo alla Contemporaneità.

L’occhio è il protagonista indiscusso dell’esposizione, che esplora le ricerche artistiche ed i molteplici modi in cui, dal Medioevo ad oggi, il senso della vista è stato raggirato, beffato, illuso e consente allo spettatore di comprendere quali siano le ragioni psicologiche sottostanti agli effetti ottici provocati dalle opere: l’arte funge quindi da mediatrice, favorendo l’avvicinamento agli aspetti concettuali che governano i fenomeni percettivi coinvolti.

Un viaggio tra Medioevo e contemporaneità, alla scoperta dei seducenti espedienti prospettici, artifici, effetti ottici, stratagemmi e giochi di prestigio con cui l’uomo è riuscito a trarre in inganno l’occhio: in esposizione anche una serie di inestimabili documenti storici come volumi antichi, oggetti scientifici provenienti da musei internazionali e dalla città di Padova, fotografie e pubblicazioni dedicate alla percezione, al movimento, allo studio della storia del colore.

La decisione di seguire un andamento tematico piuttosto che cronologico lungo il percorso espositivo, consente di evidenziare, in ogni sala, i punti di contatto e le influenze reciproche tra epoche diverse, ovvero le congenialità che hanno unito tra loro filosofi, scienziati, artisti anche molto lontani nel tempo.

La prima sezione della mostra è affidata alla curatela di Luca Massimo Barbero ed indaga la rappresentazione del Cosmo tra Medioevo e primo Rinascimento, attraverso il ricorso a due elementi essenziali, ovvero il colore ed il cerchio: sono presenti studi sul cosmo risalenti al ‘600-‘700, mappe celesti e sfere armillari insieme ad opere come quella di Tomás Saraceno “Zonal Harmonic 2N 60/10”.

La visita prosegue spaziando fino all’Optical Art, movimento di arte astratta nato agli inizi degli anni Sessanta del Novecento grazie al suo fondatore Victor Vasarely: vengono esplorati i limiti della visione umana, riuscendo a creare potenti inganni visivi capaci di indurre ad un’instabilità percettiva con il massimo coinvolgimento per l’osservatore. Le opere si basano su fondamenti scientifici relativi allo studio della percezione visiva, servendosi di prospettive illusorie e patterns che generano effetti tridimensionali e l’illusione del movimento.

In questo modo cambia radicalmente il ruolo dello spettatore: per la prima volta l’arte invita ad assumere una posizione non frontale ed il movimento diventa quello della persona rispetto all’opera, il che lo rende parte attiva del processo di percezione.

La seconda parte dell’esposizione, a cura di Guido Bartorelli, Giovanni Galfano, Andrea Bobbio e Massimo Grassi dell’Università degli Studi di Padova ed intitolata “La scuola patavina di psicologia della percezione, il Gruppo N e l’arte programmata”, è volta a rendere omaggio a uno dei maggiori movimenti artistici del Novecento, il Gruppo N, nato nei primi anni ’60 fra le mura dell’Ateneo cittadino. Si tratta di una monografia che mette in evidenza il labile confine tra scienza ed arte nella città di Galileo, dove la tradizione di studi e sperimentazioni condotte nel campo della percezione a partire dalla fondazione del Laboratorio di Psicologia sperimentale nel 1919, ha avuto uno straordinario impatto innovativo contribuendo a stimolare un ambiente artistico-culturale d’avanguardia, proiettando la città ed i suoi artisti sulla scena internazionale.

La mostra non si conclude all’interno di Palazzo del Monte di Pietà ma invade la città con cinque installazioni: una grande spirale di 5 metri di Marina Apollonio trova collocazione nel cortile antico del Bo, mentre all’interno del Museo di Storia della Medicina di Padova (MUSME) è stata invece allestita un’opera di Alberto Biasi dal titolo “Tu sei”, grazie alla quale lo spettatore si troverà al cospetto della moltiplicazione variopinta della propria ombra. Per concludere, l’Orto Botanico di Padova ospita le illusioni ottiche create da Edoardo Landi attraverso tre opere: Quadrato Cinevisuale e due Ipercubi virtuali.

Se siete curiosi di immergervi in specchi deformanti, inganni prospettici e giochi cromatici, non perdetevi questa straordinaria rassegna che sarà possibile visitare fino al 26 febbraio 2023.

 


Padova ospita la mostra sulle origini del Futurismo

Le sale di Palazzo Zabarella a Padova hanno aperto le porte alla mostra “Futurismo. La nascita dell’avanguardia 1910-1915”, con la curatela di Fabio Benzi, Francesco Leone e Fernando Mazzocca. Si tratta di oltre 100 opere d’eccezione, alcune delle quali inedite o esposte raramente, provenienti da gallerie, musei e collezioni internazionali, per un totale di oltre 45 prestatori differenti.

La mostra si prefigge di indagare un ristretto arco cronologico di attività artistica, compreso tra il 1910 ed il 1915: due date estremamente significative, in quanto la prima segna l’anno di fondazione del movimento pittorico, mentre la seconda coincide con la pubblicazione del Manifesto della Ricostruzione Futurista dell’Universo, nonché con l’ingresso in guerra dell’Italia.

Nelle opere è evidente la rigida abolizione della prospettiva tradizionale che privilegia la moltiplicazione dei punti di vista e la compenetrazione di piani e volumi per esprimere il dinamico interagire del soggetto con lo spazio circostante, nell’ottica di una perpetua ricerca del dinamismo.

Tuttavia, non può esservi rivoluzione priva di legami con il passato: ciò si manifesta nell’esplicito debito nei confronti di Simbolismo e Divisionismo, i cui tratti sconnessi fungono da punto di partenza per la successiva frammentazione della materia, che la rende oltremodo vibrante ed aggressiva. Per rendere al meglio l’idea del moto e della velocità, è difatti frequente l’utilizzo di linee-forza pluridirezionali: le stesse sono percepibili ma non visibili, così come la simultaneità che coinvolge suono, materia ed immagine.

“Noi futuristi, Balla e Depero, vogliamo realizzare questa fusione totale per ricostruire l’universo rallegrandolo, cioè ricreandolo integralmente.” Da questo passaggio saliente del Manifesto della Ricostruzione futurista dell’Universo, si evince che il Futurismo si pone come elemento di rottura dagli schemi del passato, animato da un fervente spirito rivoluzionario di rinnovamento: dinamismo, simultaneità, tridimensionalità e polimaterismo sono solo alcune delle caratteristiche chiave dell’Avanguardia, che potrete esplorare fino al 26 febbraio 2023 durante la rassegna di questo breve ma intenso periodo di rivoluzione artistica.

 


One Stop Art è consulente nell’acquisizione di Art-Rite da parte di Banca Sistema

In data 27 ottobre 2022 il Gruppo Banca Sistema, tramite la sua controllata Kruso Kapital S.p.A., ha finalizzato l’acquisizione della totalità del capitale della casa d’aste Art-Rite S.r.l., avente sede a Milano e caratterizzata da una comprovata esperienza nelle aste online.

L’acquisizione si inserisce nella strategia di crescita e diversificazione del Gruppo che mira ad un ampliamento del target di clientela potenziale: Art-Rite diventa parte di questo progetto – unico nel panorama italiano – e potrà dare un forte impulso alla crescita ed evoluzione del proprio business.

One Stop Art, in qualità di advisor e consulente, ha affiancato la Banca nel progetto, predisponendo un’analisi del mercato dell’arte globale e del mercato on-line, ed una analisi di benchmark delle case d’asta volta ad individuare aziende target. Tale analisi ha portato all’identificazione di Art-Rite quale partner adatto ad implementare tale progetto di evoluzione.

Umberto Zagarese, Presidente di One Stop Art, ha commentato: “Siamo molto orgogliosi di aver portato a termine questo progetto innovativo, che ha visto il coinvolgimento multidisciplinare dei professionisti di One Stop Art, facendo dialogare il mondo finanziario con il mondo dell’arte attraverso la valorizzazione delle reciproche conoscenze e competenze. Sempre di più in futuro la capacità di coniugare l’arte con l’evoluzione del mercato consentirà di ampliarne la diffusione ad un pubblico sempre più numeroso.”

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Backstage One Stop Art - L'esportazione delle opere d'arte: intervista a Marco Giampieretti

1) C’è differenza tra l’esportazione di un’opera d’arte e l’esportazione di un bene culturale?

Sì, ci può essere differenza perché non sempre un’opera d’arte è un bene culturale, e viceversa: le opere d’arte sono creazioni intellettuali con valore estetico in qualunque modo espresse, mentre i beni culturali sono lasciti del passato salvaguardati dall’ordinamento in quanto testimonianze di civiltà. In Italia l’esportazione dei beni culturali è sottoposta a un rigido sistema di limiti e di controlli al fine di preservare l’integrità del patrimonio storico-artistico nazionale. Quando un’opera d’arte è qualificabile come bene culturale, presentando i requisiti stabiliti dalla legge, le si applicano i vincoli all’esportazione previsti per questo tipo di beni, altrimenti la sua circolazione è libera.

2) Come si individuano i beni culturali nell’ordinamento italiano?

Secondo l’art. 2 del Codice dei beni culturali e del paesaggio (D. Lgs. n. 42/2004 e ss. mm. ii.) sono beni culturali le cose immobili e mobili che presentano un interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, archivistico e bibliografico e le altre cose individuate dalla legge o in base alla legge quali testimonianze aventi valore di civiltà. In particolare, il Codice prevede tre modi di individuazione dei beni culturali a seconda delle loro caratteristiche e della loro appartenenza: mentre le raccolte di musei, pinacoteche, gallerie, archivi, biblioteche ecc. appartenenti a soggetti pubblici sono considerate tali dalla legge senza bisogno di alcun accertamento amministrativo (c.d. “beni culturali ex lege”), tutti gli altri beni pubblici e privati (opere d’arte, reperti archeologici, documenti, monete, manoscritti, libri, stampe, incisioni, carte geografiche, spartiti musicali, fotografie, pellicole cinematografiche, ville, parchi, giardini, piazze, strade, mezzi di trasporto, siti minerari e industriali, strumenti di interesse per la storia della scienza e della tecnica ecc.) che siano opera di autore non più vivente e la cui esecuzione risalga ad oltre 70 anni richiedono un’attestazione dell’interesse culturale da parte del Ministero della cultura nella forma della “verifica” o della “dichiarazione”. Si tratta di due procedimenti distinti – il primo dei quali si applica ai soggetti pubblici e alle persone giuridiche private non profit e il secondo in ogni altro caso – e con esiti parzialmente diversi: mentre la verifica negativa fa cessare i vincoli a cui il bene è provvisoriamente assoggettato, pur non essendo ancora riconosciuto come bene culturale, la dichiarazione (al pari della verifica positiva) li fa iniziare, riconoscendo a tutti gli effetti la natura culturale del bene.

3) Quali sono i limiti all’esportazione delle opere d’arte qualificate come beni culturali?

A livello internazionale l’Italia rientra tra i Paesi c.d. “esportatori” di beni culturali, cioè quei Paesi che, per storia o per tradizione, possiedono un ricco patrimonio culturale e dai quali i beni culturali tendono a uscire più che a entrare. In questi Paesi la legge limita solitamente la possibilità di esportare i beni culturali allo scopo di tutelare il patrimonio culturale nazionale e di evitarne il depauperamento. Da noi le disposizioni del Codice in materia di circolazione internazionale dei beni culturali (dall’art. 64-bis all’art. 87-bis) perseguono questo obiettivo – compatibilmente con gli obblighi internazionali dell’Italia e con i vincoli derivanti dal diritto dell’Unione europea – impedendo l’esportazione definitiva dei beni culturali e consentendone l’esportazione temporanea solo a determinate condizioni.

4) Cosa si intende per “esportazione temporanea” e per “esportazione definitiva”?

Per “esportazione definitiva” si intende l’uscita del bene dal territorio della Repubblica senza che ne sia previsto il rientro, mentre per “esportazione temporanea” si intende l’uscita del bene per un certo tempo, che viene in genere stabilito nel momento in cui si chiede di poterlo esportare.

5) Quali sono i limiti all’esportazione definitiva e quelli all’esportazione temporanea?

I limiti all’esportazione definitiva sono previsti dall’art. 65 del Codice, che vieta l’uscita definitiva dal territorio della Repubblica di tutti i beni culturali (ex lege, dichiarati o verificati con esito positivo), dei beni non ancora verificati e di quelli che il Ministero abbia temporaneamente escluso dall’uscita perché dannosa per il patrimonio culturale. L’uscita definitiva è consentita invece, con autorizzazione dell’ufficio di esportazione del Ministero (c.d. “attestato di libera circolazione”), per alcune categorie di beni previste dalla legge (archivi e singoli documenti di interesse culturale appartenenti a privati; fotografie, pellicole cinematografiche e supporti audiovisivi con più di 25 anni; mezzi di trasporto con più di 75 anni; oggetti e strumenti di interesse per la storia della scienza e della tecnica con più di 50 anni) e per tutti i beni non ancora dichiarati che presentino un interesse culturale, siano opera di autore non più vivente e la cui esecuzione risalga ad oltre 70 anni, se siano di valore superiore a 13.500 euro. Se il loro valore è inferiore a questa soglia l’uscita dei beni è libera, così come lo è l’uscita delle opere di pittura, di scultura, di grafica e di qualsiasi altro oggetto d’arte di autore vivente o la cui esecuzione risalga a meno di 70 anni: non perché l’arte contemporanea sia considerata meno importante di quella antica o moderna, ma per non comprimere eccessivamente il mercato dell’arte e non contrarre la produzione artistica italiana impedendo la circolazione internazionale delle opere di più recente creazione. I limiti all’esportazione temporanea sono previsti dagli artt. 66 e 67 del Codice, che consentono l’uscita temporanea dei beni culturali dal territorio della Repubblica, con autorizzazione dell’ufficio di esportazione del Ministero (c.d. “attestato di circolazione temporanea”), in determinati casi (partecipazione a manifestazioni, mostre o esposizioni d’arte di alto interesse culturale; mobilio privato di cittadini italiani che debbano trasferirsi all’estero per esercitare funzioni pubbliche; arredamento di sedi diplomatiche o consolari; analisi, indagini o interventi di conservazione da eseguire necessariamente all’estero; scambi con istituzioni museali straniere), per un tempo definito (indicato nell’attestato e comunque non superiore a 18 mesi, salvo che per il mobilio dei funzionari, che può restare all’estero per la durata del mandato, e per gli scambi museali, che possono arrivare fino a 4 anni, rinnovabili una sola volta) e a precise condizioni volte a garantire l’integrità e la sicurezza dei beni (indicazione del responsabile della custodia all’estero; rispetto delle eventuali prescrizioni del Ministero; assicurazione dei beni; cauzione a garanzia del loro rientro nel termine stabilito). Non possono in ogni caso uscire dal territorio nazionale i beni suscettibili di subire danni nel trasporto o nella permanenza in condizioni ambientali sfavorevoli e quelli che costituiscano il fondo principale della sezione di un museo, di una pinacoteca, di una galleria, di un archivio, di una biblioteca o di una collezione artistica o bibliografica, per non pregiudicare oltre misura l’attrattività del luogo in cui si trovano.

6) Ci sono limiti all’importazione delle opere d’arte qualificate come beni culturali?

No, non ci sono limiti all’ingresso di opere d’arte nel nostro Paese, neppure quando si tratti di beni culturali, fatto salvo il necessario rispetto dei vincoli europei e degli impegni internazionali sulla restituzione dei beni illecitamente esportati. In genere gli Stati non pongono limiti all’importazione di beni culturali perché essa permette loro di arricchire il proprio patrimonio culturale, aumentare l’attrattività del proprio territorio e rafforzare il proprio mercato dell’arte. L’Italia non fa eccezione: nel Codice esiste un’unica disposizione dedicata a questo tema, l’art. 72 (“Ingresso nel territorio nazionale”), secondo cui la spedizione di beni culturali da uno Stato membro dell’Unione Europea o la loro importazione da un Paese terzo è certificata, a domanda, dall’ufficio di esportazione del Ministero, sulla base di documentazione idonea a identificare i beni e a comprovarne la provenienza. Il documento rilasciato dal Ministero (c.d. “certificato di avvenuta spedizione” o “certificato di avvenuta importazione”) può essere utile a diversi fini: ad esempio, per dimostrare la liceità dell’esportazione in caso di contestazione da parte delle autorità del Paese di uscita. Ma qui il discorso diventerebbe lungo e ci porterebbe troppo lontano.

7) Quali sono gli effetti di questa disciplina sul mercato dell’arte?

I limiti all’esportazione dei beni culturali previsti dall’ordinamento italiano sono giustificati dalla necessità di preservare il nostro patrimonio culturale in tutte le sue componenti. Si tratta di un impegno ineludibile, espressamente dichiarato dall’art. 64-bis del Codice e che trova fondamento nell’art. 9, comma 2, della Costituzione, secondo cui la Repubblica “Tutela il paesaggio e il patrimonio storico-artistico della Nazione”. Tuttavia, la particolare rigidità della disciplina e l’estremo rigore con cui viene applicata dagli uffici competenti possono rivelarsi un ostacolo insormontabile alla circolazione internazionale delle opere d’arte, mettendo l’Italia nella paradossale condizione di avere un patrimonio culturale tra i più ricchi al mondo e un mercato dell’arte tra i meno sviluppati d’Europa.

 


Dagli NFT al Metaverso: le evoluzioni contemporanee dell'arte digitale

Oggigiorno viviamo immersi nel digitale ed assistiamo alla rivoluzione che sta accadendo: cambiano le abitudini e le modalità di approccio ai problemi, il che comporta la necessità di comprendere il linguaggio dei nuovi media e di elaborare contenuti mediante la tecnologia.

Sebbene l’arte digitale abbia iniziato a diffondersi già a partire dagli anni ‘60, gli NFT rappresentano la sua declinazione più contemporanea ed attuale, ovvero l’evoluzione in criptoarte. Nella creazione di un’opera digitale o nella digitalizzazione di un’opera fisica preesistente, gli NFT rappresentano uno strumento per garantire l’autenticità in rete, in quanto sono certificati di proprietà che permettono di trasformare un'elaborazione digitale in opera unica ed immutabile.

Quello degli NFT è un universo affascinante e multiforme, rappresenta una rivoluzione intangibile ma con un rilevante impatto sul nostro immaginario, che crea esperienze immersive di enorme valore. Le performance vengono trasformate in esperienze multisensoriali, in cui lo spettatore può sentirsi parte dell’esibizione, ovunque si trovi, oltre al fatto che un’opera può essere concepita come lavoro artistico digitale ma poi dare accesso ad un’esperienza fisica o a degli eventi esclusivi.

Assistiamo inoltre ad un nuovo trend di creazione dell’arte in cui i membri delle community divengono prosumer, ossia consumatori e produttori al medesimo tempo, attraverso l’uso di tecnologie e software che si sono susseguiti vorticosamente negli ultimi anni.

Sebbene gli NFT stiano assumendo una certa rilevanza nell’arte contemporanea, non esiste attualmente un mercato secondario sviluppato e regolamentato per la loro circolazione.

Accanto agli NFT assistiamo all’ascesa del Metaverso, un luogo senza limiti di immaginazione che creerà una convergenza ininterrotta tra la nostra vita digitale e quella fisica, diventando un grande contenitore di opportunità e connettore di tecnologie. È una modalità esperienziale basata sull’immersive discovery tipica dei videogame che interagisce con le community che popolano i social network e ci prospetta uno scenario in cui le persone potranno giocare, socializzare e svolgere innumerevoli attività secondo modalità che al giorno d’oggi abbiamo ancora difficoltà ad immaginare. A gennaio 2023 anche il primo museo basato interamente sulla blockchain, ovvero l’Infinity Art Museum, dovrebbe farvi il suo ingresso. Il progetto museale si svilupperà interamente online e basterà avere una connessione ad Internet per accedervi.

Questo mondo in continua evoluzione contribuirà a rendere l’arte più democratica ed accessibile, nel dichiarato tentativo di rispondere a dei bisogni, espressi o ancora inespressi, dei suoi potenziali utenti. Iniziano a diffondersi le promesse di un’interoperabilità tra piattaforme che in futuro troverà nel Metaverso la massima espressione del suo potenziale: qualsiasi tipologia di informazione o dato potrà essere trasferita assieme al proprio utente proprietario da un mondo virtuale all’altro, in tutta semplicità. In questo modo l’esperienza dell’utente verrà migliorata di gran lunga, rendendola molto simile alla realtà fisica, dove un oggetto può essere spostato da un luogo all’altro senza difficoltà.

Ci vorrà necessariamente del tempo affinché questa sfida venga portata a compimento, numerose sono tuttora le insidie che si nascondono dietro a questo ecosistema digitale, in particolare tecnologiche ed ingegneristiche: dati gli ingenti carichi di traffico che dovranno essere sostenuti, la realizzazione di questo immenso progetto richiederà un livello di efficienza computazionale più elevato di quello che attualmente disponiamo e dunque dovrà esser fatto uno sforzo collettivo da parte delle grandi aziende e start up per unire le forze in questa direzione.