È in corso, presso le Stanze della Fotografia a Venezia, la più completa esposizione di opere di Helmut Newton, pseudonimo anglicizzato di Helmut Neustädter, fotografo tedesco nato a Berlino nel 1920.

Rifugiatosi in Australia nel 1938 poiché costretto a lasciare la Germania per le leggi razziali, dopo un ventennio Newton si trasferisce a Parigi, dove si afferma come uno dei protagonisti del Novecento in seguito a preziose collaborazioni con la rivista Vogue, una delle più prestigiose al mondo, e con stilisti del calibro di Yves Saint Laurent, Karl Lagerfeld e Chanel, lasciando così un segno indelebile nel mondo della moda.

La retrospettiva, intitolata Helmut Newton. Legacy, è affidata alla curatela di Matthias Harder, direttore della Helmut Newton Foundation e di Denis Curti, direttore artistico de Le Stanze della Fotografia, e sarà visitabile fino al 24 novembre 2024.

Tra gli oltre 200 scatti, riviste e documenti in esposizione, una cospicua parte racconta il rivoluzionario approccio dell’artista al nudo femminile, testimoniato anche dal suo Big Nudes, libro cult del 1981 in cui sono raccolti 39 scatti in bianco e nero, molti dei quali presenti a Venezia, pionieri della gigantografia e degli scatti a grandezza umana.

Il suo repertorio creativo si articola in sei capitoli cronologici raccontati in mostra: gli esordi degli anni Quaranta e Cinquanta in Australia, gli anni Sessanta in Francia, gli anni Settanta negli Stati Uniti, gli Ottanta tra Monte Carlo e Los Angeles e i numerosi servizi in giro per il mondo degli anni Novanta.

Un tratto essenziale delle fotografie di Newton è indubbiamente quello di essere intrise di storytelling: il racconto, carico di erotismo, mistero e provocazione, diventa protagonista e prevale sul singolo scatto, spesso permeato di atmosfere che rimandano alla sua passione per l’iconografia noir, per il cinema o per la pittura e l’arte figurativa di artisti come Velázquez, Goya o Magritte.

© RIPRODUZIONE RISERVATA