La Fondazione Alberto Peruzzo dedica la mostra conclusiva del 2023 a Esther Stocker, artista italo-austriaca nota a livello internazionale per le sue sculture ed installazioni caratterizzate dalla rottura dei rigidi schemi di organizzazione spaziale e dall’utilizzo di una palette di colori limitata al nero, grigio e bianco.

La personale è accolta dallo spazio della navata della Nuova Sant’Agnese a Padova, dov’è collocata una serie di tele ed opere scultoree, in stretto dialogo con una selezione opere d’arte cinetica e optical appartenenti alla collezione della Fondazione, realizzate da artisti italiani ed internazionali, sulle quali si è formato lo stesso lavoro di Stocker.

Le opere in esposizione rappresentano la contrapposizione tra rigore e caos: qual è l’influenza che gli studi sulla psicologia della percezione hanno avuto sulla ricerca dell’artista?

“La componente geometrica, fortemente presente nel lavoro di Esther Stocker”, risponde Marco Trevisan, Direttore della Fondazione Alberto Peruzzo, “ha da sempre alimentato buona parte dell’arte moderna e contemporanea. L’utilizzo di linee e griglie, ma anche di forme che vanno dal triangolo, al quadrato, alle forme tridimensionali e le loro regole sottostanti, hanno sempre affascinato gli artisti. Basti pensare a Mondrian e ad Albers, solo per citarne un paio. A sua volta, la contemplazione di forme geometriche ha a che fare con la percezione che abbiamo di esse, e ci sono stati artisti che hanno giocato e lavorato su questo aspetto. Un filone importante è stato quello derivante dagli studi della Gestalt – psicologia della forma – una corrente psicologica sviluppatasi a partire dagli anni ’20. Elemento fondamentale è l’esperienza visiva. Il lavoro della Stocker ha dei riferimenti a ciò e al costruttivismo, all’Op Art, alla psicologia della percezione. In mostra, in sacrestia, abbiamo deciso di mettere anche un’opera di Kanizsa, psicologo artista di Trieste, perché su stessa ammissione dell’artista altoatesina la sua opera la aveva particolarmente ispirata. Kanizsa pittore predilesse sempre forme pure dai tratti essenziali che difficilmente potevano essere ricondotte a qualcosa di noto, quasi sempre in bianco e nero, ma che creavano stimoli particolari. Famoso il triangolo che prende il suo nome e che crea un’illusione ottica. L’elemento di novità, però, che immette la Stocker rispetto a tutta questa tradizione sugli studi percettivi è la rottura, il disequilibrio: tutto questo ordine geometrico viene in qualche modo, qui e là, interrotto e si crea disordine (come nelle sculture accartocciate) o caos (come nell’esplosione all’interno dei quadri che sembrano rappresentare il cosmo).”

Non perdetevi l’occasione di visitare questa straordinaria rassegna, che sarà fruibile al pubblico fino al 3 marzo 2024.

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